![]() |
![]() |
|
| HOME RISERVA Storia Centro Visite Servizi Cea Regolamento Pubblicazioni ASPETTI SCIENTIFICI ASPETTI TURISTICI GALLERIA MULTIMEDIA INFO | La storia della RiservaL'ampia Riserva, che si estende sulle prime pendici dell'Appennino Modenese, tutela il più vasto e peculiare complesso di salse della Regione e, con quello di Aragona (in provincia di Agrigento), il più importante d'Italia e uno tra i più complessi d'Europa. Il percorso di tutela e valorizzazione che ha portato nel 1982 all'istituzione, con Decreto del Presidente della Regione N°178, della Riserva Naturale Regionale delle Salse di Nirano, una delle prime aree protette individuate in Emilia Romagna, rappresenta un cammino di presa coscienza sia politica sia di studiosi e di semplici appassionati dei fenomeni naturali, che parte da molto più lontano. Numerose fonti storiche accertano infatti che l'area di Nirano fu fin dall'antichità luogo di stanziamento di nuclei organizzati che trovavano proprio in queste colline un ambiente ideale sia per l'amenità del paesaggio, sia per la peculiarità del clima e la fertilità dei terreni in cui crescevano ulivi, viti, frutteti non meno che capperi e carciofi come testimonia il Bucciardi nel suo testo "Fiorano nelle vicende storiche del Castello e del Santuario dalle origini al 1859". Precoci furono anche le lavorazioni della ceramica e dei laterizi come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici tra i quali il rinvenimento di un'antica fornace di vasellame del periodo romano, l'esistenza di ben tre chiese, di cui si ha notizia in alcuni testi risalenti al XI secolo, e di un Castello, cardine di una linea di fortificazioni le cui mura sono andate distrutte. Tali testimonianze danno dimostrazione dell'importanza che nell'antichità avesse il territorio di Nirano ed il borgo di Villa. Anche naturalisti e viaggiatori del passato hanno visitato numerosi le Salse emiliane, fornendo un'importante documentazione sulla loro evoluzione. Le Salse del modenese sono già ricordate da Plinio il Vecchio nel secolo I d.C., che nella sua opera "Naturalis Historia" parlò dello "...scontro di due monti che poi tornavano ad allontanarsi con grande frastuono, fiamme e fumo...". A partire dal '600 le Salse furono oggetto di studi più approfonditi, spesso ancora conditi con descrizioni apocalittiche e coloriture fantastiche. Nel più attendibile resoconto scritto dall'abate Lazzaro Spallanzani nel 1793 le Salse di Nirano manifestano un'attività molto simile a quella attuale. Egli infatti documenta "...esistono tre piccole Salse, le quali quantunque non si sappia che abbiano mai lanciato in alto né fango, né altre materie, certo è però che incessantemente mandan fuori una terra di natura consimile a quella della Salsa di Sassuolo (...). E l'acqua di alcune pozze di que' luoghi bolle apparentemente come se vi ardesse sottovia il fuoco...". Anche l'abate Antonio Stoppani che studiò il fenomeno delle Salse nel 1864-1865 nella celebre edizione novecentesca del "Bel Paese" diede una sua descrizione delle Salse di Nirano: "Immaginatevi una specie di gran circo o d'anfiteatro costituito da una landa deserta sparsa di erbacce e di cespugli tisici e radi (...). Osservando anco meglio voi scoprirete dei piccoli coni disseminati per lo spiazzo. Ma fatevi più d'appresso e osservate un cono d'argilla umidiccia, troncato alla sommità, ed alla troncatura corrisponde un piccolo cratere da cui le bolle gasose si svolgono con foga incessante...". Sempre nell'81 l'edizione economica del testo dello Stoppani venne riprodotta un'incisione delle Salse che mescolava particolari realistici con invenzioni di fantasia. Tuttora esistente è infatti la casa raffigurata in basso a destra, Cà Rossa, mentre del tutto fantastico è il particolare del denso fumo che si alza dalle bocche dei coni così come lontana dalla realtà è l'esagerazione nel raffigurare la morfologia della conca accentuata a somiglianza di un cratere vulcanico.
L'utilizzo nel tempo dei fanghi delle SalseOltre a suscitare curiosità e ammirazione, le Salse della zona tra Nirano e Sassuolo furono interessate da diversi fenomeni di sfruttamento. Da fonti storiche, è noto che proprio fra Nirano e Sassuolo, dal latino "sax oleum" ovvero olio di sasso, ed in particolare nel tratto da Montegibbio alla valle del Rio del Petrolio, altra denominazione con evidente riferimento alla presenza di oli minerali ed idrocarburi, l'olio naturale era estratto manualmente con l'ausilio di trincee e pozzi appositamente scavati. Un'incisione del 1540, mostra appunto la raccolta del prezioso liquido presso Monte Zibio, l'attuale Montegibbio la presenza di carri e addirittura, pare, di un cammello fanno supporre un vasto commercio di tali prodotti nel passato. In tempi più recenti, l'interesse suscitato dalla presenza di aloni oleosi iridescenti portò alla ricerca, mediante campagne di studio e trivellazioni di giacimenti di idrocarburi in realtà mai trovati o comunque individuati di modeste dimensioni, tale condizione ha portato gli studiosi a ritenere che le Salse di Nirano e delle vicine zone non siano alimentate da giacimenti di idrocarburi formatisi lentamente in tempi geologici, bensì da cumuli ridotti di metano "giovane". L'olio delle Salse non veniva raccolto solo per l'alimentazione delle lampade di un tempo, esso era infatti molto apprezzato anche in medicina per le sue qualità balsamiche e lenitive nonché di assicurato valore come purgante e medicinale contro pidocchi e acari della scabbia. Proprio per queste proprietà, i Monaci Benedettini di S. Pietro in Modena raccoglievano e lavoravano il "petrolio" delle Salse per commercializzarlo come "Olio di Santa Caterina", anche farmacisti dei tempi nostri trattavano il prodotto per venderlo con il nome di "Petrolio Bianco". L'uso più celebre dei fanghi delle Salse è stato indubbiamente sino agli anni '70 l'impiego curativo fatto presso le Terme della Salvarola di Sassuolo, qui infatti si applicavano maschere e fangature per finalità dermatologiche e cosmetiche. Dall'istituzione della Riserva Naturale e da studi più recenti comprovanti la presenza di gas quali il radon, tale prassi è stata definitivamente abbandonata. Sopravvive invece la fiducia dei poteri curativi dei fanghi delle Salse in campo veterinario; tant'è che previa esplicita autorizzazione da parte del Direttore della Riserva per l'asportazione dei fanghi, ancora oggi, in piccola misura, essi vengono applicati alle giunture dei cavalli per sfiammarne le articolazioni. Attualmente l'unica utilizzazione ammessa dei fanghi delle Salse di Nirano e per fini scientifici o di ricerca.
L'istituzione dell'Area Protetta ed il riconoscimento di Sito d'Importanza ComunitariaFu però solo nel 1979 con l'approvazione da parte del Consiglio Comunale di Fiorano del progetto per l'istituzione di una riserva integrale in località Nirano che si definì l'importanza del geosito del campo delle Salse di Nirano e delle specie alofile ivi presenti. Tale progetto si concluse, come già detto, con l'istituzione nel marzo del 1982 della Riserva Naturale Regionale delle Salse di Nirano, prima riserva ad essere riconosciuta in Emilia Romagna e tra le prime aree protette identificate e tutelate in Italia. Il decreto istitutivo stabilì che l'area di riserva, di circa 209 ha, fosse suddivisa in tre zone a differenti livelli di protezione e più precisamente:
Dalla data di istituzione della riserva ad oggi, il Comune di Fiorano Modenese, in collaborazione con la Provincia di Modena e la Regione Emilia Romagna, ha acquistato circa 26 ettari di terreno garantendo che la zona integrale fosse interamente di proprietà pubblica; gli altri possedimenti comunali si estendono nelle altre due fasce suddette dove rimangono comunque prevalenti i poderi degli agricoltori della zona. In tutta la Riserva vige poi un regolamento che definisce le modalità di accesso e di comportamento all'interno della Riserva Naturale delle Salse di Nirano. Altro grande riconoscimento al valore ambientale ed alla tutela della biodiversità dell'area delle Salse di Nirano è avvenuto nel 2004 quando la Commissione Europea sulla base della Direttiva CEE N°43 del 1992, nota come direttiva Habitat, ha individuato nell'intera area della riserva ed in contigue zone limitrofe un Sito di Importanza Comunitaria (SIC). La dichiarazione di importanza voluta dalla Commissione Europea, su proposta degli enti locali e Statali, è prioritariamente dovuta alla presenza di 3 habitat naturali e seminaturali considerati di interesse comunitario oltre allo stanziamento di specie animali ed alla presenza di essenze vegetali da proteggere in quanto uniche e fautrici di una biodiversità specifica. Gli studi avviati nei primi anni '90 hanno anche permesso di riconoscere che all'interno della rete ecologica europea denominata "Rete Natura 2000", il SIC IT404007 di cui la riserva occupa oltre il 56% rappresenta la sola stazione della rete regionale in cui trovare la specie vegetale Puccinellia Borreri, tipica di ambienti litorali, in cui imbattersi in 10 specie ornitiche di interesse comunitario tra le quali l'Averla Piccola ed il Succiacapre e dove potere ammirare il Lodolaio, l'Assiolo, l'Upupa, il Torcicollo, il Culbianco ed il Pigliamosche alcuni degli uccelli rari e/o minacciati a livello regionale. Sempre tra le specie di interesse comunitario presenti e tutelate all'interno della Riserva e del SIC si ricordano tra gli invertebrati il lepidottero etrocero e due coleotteri legati agli ambienti di bosco con vegetazione marcescente, tra gli anfibi il Tritone Crestato. Pertanto possiamo affermare con certezza che al singolare fenomeno geologico, che ha interessato gli studiosi sin dall'antichità e ancora richiama visitatori da tutta Europa, presso la Riserva si possono ammirare lembi di bosco, fresche vallecole, cespuglieti, stagni, prati, seminativi e vigneti che nell'insieme compongono un quadro significativo del paesaggio e dell'ecosistema delle prime colline fioranesi. Allo scopo di salvaguardare quelle specie e quegli habitat prioritari e tutelare la biodiversità e le bellezze naturali e paesaggistiche, perseguendo obiettivi di valorizzazione ambientale, le pubbliche amministrazioni, ognuna secondo i ruoli ed impegni assegnati dalla normativa europea, nazionale e locale hanno adottato strumenti di gestione, quali piani e programmi di tutela e valorizzazione, regolament oltre a procedimenti di valutazione di incidenza, ai quali devono essere preventivamente sottoposti i progetti o i piani che abbiano luogo all'interno del sito designato alla conservazione dei valori naturali anzidetti, oppure, che pur riferendosi ad aree esterne al SIC, possano comportare ripercussioni su di esso. Perché l'uomo possa continuare a godere delle bellezze della natura e perché possa convincersi che l'ambiente e le specie naturali ivi presenti abbiano un valore di per sé, è importante che tutti ed in primo luogo le pubbliche amministrazioni si facciano portavoci di forme di sensibilizzazione e misure spinte di protezione degli ecosistemi. La lotta alla perdita della diversità biologica è una delle sfide più importanti del nostro tempo.
L'attuale GestioneCon la recente LR n°6 del 17.02.2005 il Consiglio Regionale ha stabilito che la gestione delle Riserve Naturali sia affidata alle Province le quali esercitano le funzioni di gestione, promozione, vigilanza e programmazione in stretta collaborazione ed in maniera coordinata con il Comune interessato. Pertanto con Delibera di Consiglio Comunale N°31 del 29.03.2006 e con successivo atto di consiglio N°95 del 24.10.2006 l'Amministrazione Comunale ha approvato il nuovo schema gestionale della Riserva Naturale delle Salse di Nirano stipulando convenzioni sia con la Regione Emilia Romagna sia con la Provincia di Modena, la quale risulta ente gestore dell'area protetta. Oltre alla cura e gestione istituzionale dell'area protetta garantita dall'Amministrazione Comunale e dalla Provincia di Modena attraverso il Direttore della Riserva, contribuiscono alla promozione ambientale, alla valorizzazione della zona e delle colline adiacenti, alla manutenzione ordinaria dei sentieri e delle strade, non meno che ad assicurare un presidio costante e vigile sull'area, sia l'Associazione del Gruppo Ecologico Fioranese (G.E.Fi.) sia l'Associazione dei Residenti e Proprietari nella Riserva delle Salse di Nirano. Questa forma di comunione di intenti e gestione coordinata di u n'ar ea protetta, pur assumendo talvolta toni accesi di confronto, rappresenta uno degli esempi meglio riusciti di positiva e costruttiva collaborazione tra la pubblica amministrazione ed i privati cittadini interessati dall'istituzione di un'area sottoposta a vincoli paesaggistici ed ambientali.
|