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La custodia dell’altro

Fiorano Modenese ha ospitato una serata di ‘Lo specchio di noi’.

Nell’ambito di ‘Lo specchio di noi. Balcani d’Europa’ in programma da 5 al 23 maggio 2019 nei comuni di Formigine, Fiorano Modenese e Maranello, rassegna promossa da associazione culturale Magazzini San Pietro e Babelia &amp, con il contributo dei comuni e di Kerakoll, si è svolto ieri sera, giovedì 9 maggio, al Cinema Teatro Astoria, di fronte ad un folto pubblico, l’incontro “La custodia dell’altro. Condivisione di esperienze e testimonianze tra diverse comunità religiose e culturali” al quale hanno partecipato mons. Erio Castellucci arcivescovo di Modena e abate di Nonantola, Abd Al-Sabur Turrini imam e direttore generale CO.RE.IS (Comunità Religiosa Islamica Italiana) di Milano, Francesca Panozzo, direttrice della sezione didattica del MEB-Museo Ebraico di Bologna, intervistati da Enrico Bertoni, direttore Fondazione Museo Interreligioso di Bertinoro (Forlì Cesena).

In apertura Roberta Biagiarelli, curatrice della rassegna e artista che ai Balcani ha dedicato molti suoi lavori teatrali, ha letto la storia dell’Haggadah di Sarajevo, il manoscritto appartenente alla tradizione ebraica sefardita, custodito nel museo nazionale di Sarajevo e della sua potenza simbolica, scritto nella Spagna del quattordicesimo secolo e sopravvissuto alle ingiurie del Novecento. Ha sottolineato così l’importanza dei libri: “La gente, dopo l’assedio di Sarajevo, ricordava i suoi libri” e di quel libro in particolare, conteso dopo la guerra dai diversi stati creatisi, quale simbolo identitario e che il direttore del museo non ha voluto concedere perché, contrariamente a quanto avevano fatto, “Anche nei momenti peggiori i tesori degli altri non vanno distrutti”.

Don Erio ha ribadito la necessità di amare la storia, i documenti e la vita dell’altro, contro la volontà di cancellarne perfino il nome. La custodia dell’altro è anche la custodia della storia dell’altro, delle altre famiglie, degli altri popoli.

Francesca Panozzo ha citato le storie di coraggio dei ‘Giusti fra le nazioni’, quale storie di salvezza reciproca.

Abd Al-Sabur Turrini ha posto l’accento sulla necessità prima di tutto di custodire se stessi per riuscire a incontrare gli altri. Per il Corano il miscredente non è il fedele di un’altra religione, ma chi ‘copre’ Dio, chi è autoreferenziale. Siamo stati creati a immagine di Dio, siamo ontologicamente fratelli e le differenze sono seconde rispetto a questo.

Don Erio ha ripreso questo concetto: gli uomini hanno uguale dignità perché Dio ha messo in ogni essere umano una sua impronta, prima di ogni storia e di ogni geografia. In tutti i luoghi tu sei un essere umano. Una persona è matura quando accetta se stessa ed è quindi in grado di rapportarsi con gli altri. Una identità fragile non riesce a reggere il confronto; non riesce a dare e ad avere perché ha paura e cercherà soltanto di opprimere.

Le grandi religioni hanno la capacità di vedere il bene che c’è negli altri; le sette hanno radici fragili e devono condannare, alzare steccati.

Francesca Panozzo, ricordando come per i nazisti essere Ebrei fosse una questione di sangue e non di religione e quindi di una scelta personale, ha citato Spielberg e la scena della bambina con il cappotto rosso del film Schindler's List. Ci ha insegnato come cambia lo sguardo quando si riconosce un essere umano.

La storia non si ripete, ma fa le rime, per cui ci dà esempi e l’uomo ha sempre la possibilità di scegliere il bene.

Abd Al-Sabur Turrini, riferendosi all’altro, ha detto che non possiamo definirlo in modo statico; lo si può conoscere solo attraverso l’interazione ed è nostra responsabilità parlare con gli altri. Ci viene richiesto uno sforzo per dominare gli istinti e superare i tribalismi, ci deve portare a radici più alte, a immagine di Dio, obbligarci a rinnovare e cercare risposte.

Nell’ultimo giro di interventi si è parlato della condizione di ospite, che nella lingua italiana si riferisce sia a chi accoglie sia a chi è accolto. ‘Ci guadagniamo tutti e due. O uno è ospite nel cuore o non lo è nella vita’.

Si è parlato della storia che non è una sommatoria di date e di avvenimento, ma è il frutto delle scelte degli uomini.

La religione non è un prodotto naturale ma è una legge divina. La rivelazione viene da Dio e non dagli uomini e non possiamo appropriarcene. 

Il Vangelo, ha detto in conclusione don Erio, dice di non giudicare riferito alle persone, ma invita a giudicare i fatti; non dobbiamo incasellare le persone nelle cose che hanno fatto. “Se una persona coincide con quello che fa, non ha più spazio per cambiare”.

Enrico Bertoni, al termine del confronto ricco di spunti, ha individuato tre punti focali: l’importanza della memoria, l’importanza di una identità forte e serena, la possibilità di costruire ponti.

Data di pubblicazione: 10 maggio 2019

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